L'Europa lo rende obbligatorio settore per settore: dalle batterie nel 2027, tessile e ICT nel 2029, ai giocattoli nel 2030. IÈUMÌ® struttura i dati del tuo prodotto, li certifica su blockchain e genera il QR che consumatori e autorità potranno verificare.
◆ Il sistema segue gli aggiornamenti
normativi europei in tempo reale
Che cos'è, in una frase. Il Digital Product Passport è la carta d'identità digitale di un prodotto: raccoglie materiali, provenienza, impatto ambientale, riparabilità e fine vita, e li rende consultabili da chi acquista e da chi controlla.
Non è una novità di marketing: è un obbligo europeo, introdotto dal regolamento sull'ecodesign, che entra in vigore per settori successivi tra il 2027 e il 2030. Quello che cambia è che i dati del prodotto diventano un'informazione pubblica, che chiunque può leggere e verificare.
Le date non sono uguali per tutti. Sapere la propria è il primo passo, perché tra la decisione e il primo passaporto funzionante passa più tempo di quanto sembri.
| Quando | Settori con obbligo DPP |
|---|---|
| 18 febbraio 2027 | Batterie — la prima scadenza in assoluto |
| 2028 | Imballaggi · Ferro e acciaio · Materiali da costruzione |
| 2029 | Tessile e abbigliamento · Prodotti ICT · Pneumatici · Alluminio · Detergenti |
| 2030 | Giocattoli |
Il registro europeo dei passaporti è operativo da luglio 2026. Gli atti delegati che definiscono i requisiti di ciascun settore vengono adottati progressivamente: per il tessile e l'alluminio sono attesi nel 2027, circa diciotto mesi prima dell'obbligo.
È il problema che spaventa di più chi deve mettersi in regola: le regole non sono ancora tutte scritte. Gli atti delegati escono a scaglioni fino al 2030, e ogni settore riceve i propri requisiti a ridosso della scadenza.
Il sistema DPP è collegato agli aggiornamenti europei e si allinea in tempo reale. Quando cambiano i requisiti di un settore, il modello dati si adegua senza che tu debba accorgertene.
I dati che hai già strutturato restano validi. Un aggiornamento normativo non ti costringe a ricominciare da capo: si aggiunge quello che manca.
Chi costruisce oggi un passaporto su un foglio di calcolo dovrà rifarlo a ogni atto delegato. Chi parte da un sistema che si aggiorna, no.
Il DPP ha una propria struttura, progettata attorno al modello dati europeo, e si aggancia a IÈUMÌ® per la compilazione e per la certificazione: ogni versione del passaporto viene notarizzata su blockchain e resta verificabile nel tempo.
Da una parte la conformità che evolve con la norma, dall'altra la prova che non cambia mai.
Il QR viene generato automaticamente al termine della certificazione. Chi lo inquadra accede al passaporto del prodotto: tutto quello che hai inserito è quello che vedrà — ed è esattamente ciò che la norma chiede.
Le informazioni del prodotto, consultabili da consumatori, autorità e operatori della filiera.
Non i dati, ma la prova che quei dati non sono stati toccati dopo.
È dove dimostri di non averli cambiati. Il passaporto è pubblico per definizione; quello che la certificazione aggiunge è la garanzia che nessuno possa riscriverlo a posteriori — né tu, né altri.
Per un'autorità che controlla, e per un cliente che sceglie, è la differenza tra una dichiarazione e una prova.
Le informazioni di prodotto e filiera vengono raccolte e organizzate nel formato che l'Europa richiede.
Del documento viene calcolata un'impronta, e solo quella viene registrata pubblicamente.
Chi ha il prodotto in mano controlla da solo, senza account e senza chiedere niente a nessuno.
È il punto che quasi tutti fraintendono. Su blockchain vengono registrati soltanto l'impronta del documento, la data e il riferimento della transazione. Quello che non entra nel passaporto — costi, margini, condizioni commerciali — non finisce da nessuna parte.
Il contenuto del passaporto vive sulla piattaforma, dove deve essere consultabile: è il senso stesso della norma. L'impronta on-chain serve a un'altra cosa — dimostrare che quel contenuto non è stato modificato dopo la certificazione.
Compilazione, certificazione, QR sul prodotto: il video mostra l'operazione intera, con le schermate vere.
Non tutti i prodotti hanno bisogno dello stesso grado di precisione, e più si scende più costa gestirlo. La scelta si fa all'inizio.
Un passaporto valido per tutti i pezzi identici. È la scelta più leggera, adatta a produzioni standardizzate.
Un passaporto per ogni gruppo prodotto nello stesso momento e nello stesso impianto. Il compromesso più frequente.
Un passaporto per ogni singolo pezzo. Necessario per prodotti unici, personalizzati o di alto valore.
Le sezioni previste dal modello dati europeo. Non tutte si applicano a ogni settore: gli atti delegati precisano cosa serve davvero, prodotto per prodotto.
Il QR non è un indirizzo generico: fa riferimento a quella produzione, con quelle informazioni, certificate in quel momento. Se i dati cambiano, si genera un nuovo passaporto con il proprio codice.
Il codice su un prodotto racconta quel prodotto: materiali, controlli e dichiarazioni di quel momento. Non può essere riscritto a posteriori — è la ragione per cui vale come prova.
Un nuovo prodotto o un aggiornamento dei dati produce un nuovo passaporto certificato. Lo storico resta consultabile: si dimostra cosa dichiaravi, per quale produzione e da quando.
Nessuna azienda parte da zero: materiali, fornitori, certificazioni e lotti sono già nei gestionali, nei fogli di calcolo, nelle mail dei fornitori. Il lavoro non è produrli, è raccoglierli.
Il passaporto si alimenta da dove i dati già vivono, senza reinserimenti manuali.
Quando i dati arrivano da altri attori o da macchinari, si agganciano allo stesso passaporto.
Se i tuoi sistemi espongono i dati — e la maggior parte dei gestionali di oggi lo fa — il passaporto può alimentarsi da solo, leggendo quello che è già registrato: anagrafiche prodotto, distinte base, certificazioni dei fornitori, lotti di produzione. Nessun reinserimento a mano, nessun foglio di calcolo intermedio.
Quanto sia fattibile dipende da come sono fatti i tuoi sistemi: è una valutazione tecnica che facciamo prima di proporti qualcosa, non una promessa a scatola chiusa. A seconda del caso si risolve con un collegamento via API o con un progetto Custom.
Il passaporto digitale non riguarda solo le grandi aziende. Un artigiano che produce cento pezzi l'anno ha lo stesso obbligo di un gruppo che ne produce un milione — e ha bisogno di uno strumento della sua misura, non di una versione ridotta di quello grande.
Pochi prodotti, spesso un modello o un lotto alla volta, e dati che stanno in un foglio di calcolo o nella testa di chi lavora.
Più linee, più stabilimenti, decine di fornitori e migliaia di lotti l'anno. Qui il passaporto non si compila a mano.
La differenza non sta nella qualità di quello che ottieni: il passaporto è lo stesso, la verificabilità è la stessa, il QR funziona allo stesso modo per chi lo inquadra.
Cambia solo quanto lavoro fa il sistema al posto tuo — e quanto serve farne fare, che dipende dai volumi.
Un capo di maglieria doveva portare con sé la storia della propria filiera — dal filato al negozio — in un formato conforme a quello che l'Europa richiederà al tessile.
I dati sono stati strutturati nel modello europeo, certificati su blockchain e resi consultabili da un QR sul capo. Il progetto è diventato caso di studio in una tesi universitaria e in una pubblicazione scientifica internazionale con revisione tra pari.
Non c'è un pacchetto da acquistare: il passaporto si progetta sul prodotto, sul settore e sui volumi. Dicci cosa produci e quanto, e ti diciamo quando scatta l'obbligo per te, quali dati servono e da dove conviene cominciare.
Dipende dal prodotto. Le batterie sono le prime, dal 18 febbraio 2027. Poi imballaggi, ferro, acciaio e materiali da costruzione nel 2028; tessile, prodotti ICT, pneumatici, alluminio e detergenti nel 2029; i giocattoli nel 2030. Se non trovi il tuo settore, scrivici.
Conviene il contrario. Il lavoro più lungo non è la tecnologia: è raccogliere i dati dalla filiera, e quello si può iniziare adesso. Il sistema segue gli aggiornamenti normativi in tempo reale, quindi il modello dati si allinea da sé man mano che i requisiti vengono pubblicati. Chi comincia quando l'obbligo è già scattato lavora sotto pressione.
No. Su blockchain finiscono solo l'impronta del documento, la data e il riferimento della transazione. Fornitori, costi, ricette e volumi non vengono registrati pubblicamente. Il contenuto del passaporto invece è consultabile: è quello che la norma chiede.
L'obbligo non guarda il fatturato: se il tuo prodotto rientra in un settore regolamentato, vale anche per te. Per una realtà piccola lo strumento è essenziale — compili, certifichi, applichi il QR — senza integrazioni né progetti. Il passaporto che ottieni è identico a quello di un gruppo industriale: cambia solo quanto lavoro fa il sistema al posto tuo.
Nella maggior parte dei casi sì, collegandoci ai sistemi che avete già: anagrafiche, distinte base, certificazioni fornitore, lotti. Prima di prometterlo però facciamo una valutazione tecnica, perché dipende da come sono fatti i vostri sistemi e da cosa espongono.
No. Il passaporto si alimenta dai dati che hai già nell'ERP, nei sistemi di qualità e nelle anagrafiche fornitori. Il lavoro è collegarli, non sostituirli.
Sì. Il QR è legato a quella produzione con quelle informazioni: se i dati cambiano si genera un nuovo passaporto, con un nuovo codice. Non è un limite, è la garanzia — significa che nessuno può modificare a posteriori quello che un prodotto dichiarava quando è uscito dallo stabilimento.
Non necessariamente. Si può fare per modello, per lotto o per articolo. Più si scende nel dettaglio, più il passaporto è preciso ma anche più oneroso da gestire: la scelta dipende dal prodotto e dal settore.
La notarizzazione certifica che un file esisteva a una certa data. Il passaporto è una struttura di dati di prodotto che segue un modello europeo, si aggiorna nel tempo e usa la notarizzazione come motore di prova. Il primo è un mattone, il secondo è la casa.
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